Sui fatti del 19 luglio di quest’anno abbiamo già scritto e detto quello che pensiamo.
Con lo spirito e lo stile che ci contraddistinguono da 30 anni, in questi giorni abbiamo voluto provare a ricostruire un dialogo con il “Movimento delle Agende Rosse” affinché non si ripeta in futuro quanto visto in via D’Amelio quest’anno.
Il loro comunicato pubblicato ieri è frutto di un incontro – avvenuto tra Mauro La Mantia, portavoce di “Comunità ‘92”, e Salvatore Borsellino – nel quale c’è stato un confronto franco su quanto accaduto in via D’Amelio.
Le scuse personali e pubbliche che abbiamo ricevuto, la disponibilità al rispetto reciproco e la volontà di condividere via D’Amelio come luogo di incontro e non di scontro, non possono lasciarci indifferenti.
È intenzione nostra, fin da subito, costruire un percorso di condivisione degli spazi in via D’Amelio affinché la memoria di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta venga onorata nel migliore dei modi.
Tra di noi ci sono delle diversità di vedute, alcune probabilmente inconciliabili, sul modo di intendere la lotta alla mafia e sulle ipotesi su moventi e mandanti della strage di via D’Amelio. Eppure qualcosa ci unisce, forse la cosa più importante: il disprezzo verso la mafia, che oggi ha rialzato la testa, e la ricerca della verità sulle stragi.
Il tricolore tenuto da entrambi davanti l’Albero della Pace, un ulivo giunto da Betlemme per volere della signora Maria Pia Lepanto madre dei Borsellino, rappresenta il simbolo di questa nuova unità d’intenti. Noi faremo la nostra parte.
Via D’Amelio è da sempre per noi un “luogo dell’anima” che va preservato.
Nel nome di Paolo Borsellino guardiamo al futuro.
