Salvatore Borsellino ha oltrepassato il limite oltraggiando via D’Amelio

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Da quando esiste il Movimento delle Agende Rosse, ogni 19 luglio si respira un clima pesante in via D’Amelio. Quest’anno, però, si è superato il limite.

Nel pomeriggio, il luogo della strage si è trasformato in un palcoscenico dal quale sono state urlate tesi surreali, accusando gli ideatori e i partecipanti alla Fiaccolata di sostenere presunte azioni di depistaggio istituzionale.

Salvatore Borsellino, per diversi giorni e fino al pomeriggio di ieri, ha creato un clima di tensione, aizzando e invitando la folla a impedire l’ingresso in via D’Amelio ai “fascisti”, riferendosi a chi organizza la Fiaccolata, ai politici e ai rappresentanti delle istituzioni.

Una condotta irresponsabile che ha generato un’indegna gazzarra al termine della nostra manifestazione, quando un centinaio di persone ha provato a disturbare la nostra presenza in silenzioso raccoglimento davanti all’ulivo.

Questa gente, composta in molti casi da persone che non sono neppure palermitane, con il proprio comportamento indicibile ha profanato un luogo sacro della nazione.

A Salvatore Borsellino diciamo che portare quel cognome non lo rende proprietario di via D’Amelio né censore delle commemorazioni del 19 luglio. Via D’Amelio appartiene all’Italia e agli italiani perbene. Non è lui a stabilire chi possa commemorare Paolo e in quale modo.

Da quel palco ha dichiarato di aver concesso, in questi anni, il nostro ingresso in via D’Amelio. Gli facciamo notare, sommessamente, che dal 1996, cioè ben tredici anni prima della sua comparsa nelle iniziative del 19 luglio, la Fiaccolata entra in via D’Amelio senza chiedere il permesso a nessuno.

Salvatore Borsellino, ormai pervaso da un complottismo irrazionale, ci ha accusati di volergli sottrarre il palco di via D’Amelio. Nulla di tutto questo.

Semplicemente, quest’anno volevamo concludere la Fiaccolata, in occasione del trentesimo anniversario, con lo spettacolo teatrale firmato da Manfredi Borsellino e dedicato a suo padre Paolo. Ha fatto di tutto per impedirlo, ma non c’è riuscito.

Noi non abbiamo mai usato il 19 luglio e via D’Amelio per fare passerelle o comizi. La nostra manifestazione è silenziosa e nessun politico, per nostra scelta, ha mai preso il microfono.

È Salvatore Borsellino che da anni tenta di trasformare via D’Amelio in una sezione di partito, a metà tra quella comunista e il Movimento 5 Stelle, con continui interventi di esponenti politici di sinistra che usano l’anniversario per fare propaganda politica.

Salvatore Borsellino ha tutto il diritto di essere di sinistra, ma non può arruolare Paolo, distante anni luce da quelle idee, né pensare di estromettere chi non è di sinistra e non condivide le sue teorie sulle stragi.

Contrasteremo, con la forza della corretta informazione, la grande mistificazione in atto della figura di Paolo Borsellino, che si tenta di trasformare in una sorta di partigiano rosso, dedito alla ricerca di improbabili collegamenti tra potere, terroristi di destra e persino ambienti del Movimento Sociale Italiano, che pure lui stesso frequentò.

Stigmatizziamo la gestione dell’ordine pubblico da parte della Questura di Palermo, che non è stata in grado di far rispettare gli accordi raggiunti durante il tavolo condiviso dello scorso 11 luglio.

Quando Rita Borsellino era in vita, nulla di tutto questo accadeva in via D’Amelio. Tra noi esisteva una grande distanza politica, ma anche un profondo rispetto reciproco.

Con Salvatore, purtroppo, l’armonia in via D’Amelio è finita.

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